Ma che caldo fa! Come i romani cercavano (e cercano) il fresco

Riferimento: 9791282312066

Editore: Olmata
Autore: Arnaldi Valeria
Collana: Romae
In commercio dal: 20 Luglio 2026
Pagine: 96 p., Libro in brossura
EAN: 9791282312066
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Descrizione

«Bisogna provvedere che il luogo non soffra da mezzogiorno», scriveva Vitruvio nel De architectura in merito alla costruzione dei teatri. Dalla comodità degli spettatori - o quantomeno non scomodità - dipendeva in parte anche il successo dello spettacolo, quale che fosse. Attenzione al sole cocente, dunque, e al caldo che strema. Per controllare l'afa, i romani si affidavano all'ingegneria: il velarium, copertura per anfiteatri e teatri, era uno degli strumenti utilizzati per difendere gli spettatori dalla canicola. Il problema del caldo a Roma era - ed è - molto sentito. Anticamente si ricorreva a coperture, appunto, e fondamentale era anche la scelta dell'orario. Alcuni degli appuntamenti più attesi dai romani si tenevano solo al mattino e non si spingevano mai oltre mezzogiorno. Nei secoli, poi, sono state adottate tante altre misure, dal ventaglio al parasole, dai barconi lungo il Tevere, dove i romani andavano ad abbronzarsi e soprattutto a farsi vedere, fino a nasoni, gelati, grattachecca e molto altro per trovare delle pause rinfrescanti. Poi, il rito del riposo nelle ore più calde, sorta di siesta ante litteram, e tanto ancora, tra soluzioni di ieri e rimedi di oggi. Il primo studio sui modi utilizzati dai romani per difendersi dall'afa e godersi comunque la città.